REFERENDUM EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA NELLE SCUOLE: FACCIAMO CHIAREZZA

Il 6 agosto 2026 è stato pubblicato il REFERENDUM SÌ EDUCAZIONE AFFETTIVA E SESSUALE NELLE SCUOLE, che si propone di inserire l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e primarie, privando i genitori del loro consenso informato e quindi della possibilità di decidere se far partecipare o meno il loro figlio a tali attività, a prescindere dai contenuti impartiti in tema di educazione sessuo-affettiva, dalle modalità e dai soggetti che andrebbero a impartirli. 
Perciò, se al genitore risultassero discutibili le modalità, gli insegnamenti o se non fosse d’accordo sul fatto che tali insegnamenti venissero trasmessi da determinati enti esterni o da attivisti afferenti a determinate associazioni di cui non condivide l’approccio o che non ritiene qualificati per lavorare con i minori, non avrebbe alcuna voce in capitolo.

A promuovere la campagna referendaria è il Partito GAY-LGBT+ capitanato da Fabrizio Marrazzo, già candidato sindaco a Roma.
Il testo del referendum comincia affermando: L’obiettivo di questo Referendum è ripristinare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane, superando le attuali restrizioni normative
Tale frase sembra lasciar intendere, erroneamente, che l’educazione sessuo-affettiva manchi del tutto nelle scuole italiane. 
Invece l’educazione sessuo-affettiva attualmente c’è, precisamente nelle scuole secondarie.
E, sempre nel testo del referendum, le restrizioni normative a cui si fa riferimento, riguardano in realtà la preziosa garanzia del consenso informato ai genitori e agli studenti maggiorenni. Non si tratta perciò di restrizioni ma, al contrario, di tutela della libertà di scelta dei cittadini.

Andando avanti, il referendum parla di inclusione scolastica, affermando che “si eliminerà la pratica dell’esclusione dall’aula (degli studenti che non hanno il consenso dei genitori per partecipare a tali attività), garantendo che tutti gli studenti possano partecipare alle attività del gruppo classe senza discriminazioni”
In questa affermazione troviamo curioso l’utilizzo che viene fatto del termine inclusione, che sembra assumere, in realtà, le sembianze di un diktat totalitario in quanto tutti gli studenti minorenni, con o senza il consenso dei genitori, dovranno partecipare all’attività. Quello che si tenta di far passare come opportunità appare, in realtà, un’imposizione calata dall’alto.
Nel testo del referendum, è curioso anche l’uso che si fa del concetto di discriminazione, quando invece si tratta di diritto della libertà di scelta dei genitori per il proprio figlio
Il referendum afferma di voler eliminare “la pratica dell’esclusione dall’aula” dello studente, quando ciò che drammaticamente andrebbe a eliminare è la libertà del consenso informato del genitore, la prima figura tutelante e il primo riferimento per lo studente, suo figlio appunto. Non si tratta di esclusione ma, al contrario, di lasciare ai genitori la possibilità e il diritto di scegliere consapevolmente e legittimamente per il proprio figlio, se farlo partecipare o meno a tali attività, considerando modalità, contenuti e i soggetti che andrebbero a impartirle, perchè tutto ciò non è ininfluente.

Proseguendo, il referendum parla di “maggiore autonomia” affermando che “scuole, docenti e famiglie potranno integrare stabilmente questi temi nei percorsi formativi, liberandosi da vincoli burocratici eccessivi e garantendo una continuità pedagogica”.
I vincoli burocratici eccessivi di cui ci si vorrebbe liberare corrispondono, in realtà, a un importante strumento di libertà e consapevolezza, quale il consenso informato dei genitori e degli studenti maggiorenni. 
La maggior autonomia non sarebbe perciò quella dei genitori e degli studenti maggiorenni, che verrebbero invece privati della possibilità di dare il loro consenso informato sul tipo di educazione sessuo-affettiva che verrebbe impartita. 
In quella che viene presentata come maggiore autonomia vediamo il rischio di una presa di potere e di un’ingerenza, da parte di soggetti esterni quali enti/associazioni LGBTQIA+ che potrebbero andare a trasmettere nelle scuole dell’infanzia e primarie un certo tipo di contenuti, visioni e convinzioni che vanno sotto il nome di educazione sessuo-affettiva, con l’acquiescenza delle istituzioni scolastiche. Lungi dal puntare il dito tout court sui movimenti LGBT, ci riferiamo alla propaganda che guida certi movimenti e che rischia, a nostro parere, di confondere e destabilizzare i minori nel momento in cui, per esempio, si trasmette loro la convinzione che possono essere quello che vogliono, come se l’identità fosse una scelta a piacimento, che arriva a investire anche il corpo e che rischia così di intaccare la fondamentale relazione con il proprio corpo in fase di sviluppo, una relazione da tutelare. 
Consideriamo che, in Italia, sempre più si sta spingendo l’acceleratore sull’approccio affermativo per i minori, da parte di certi movimenti e istituzioni, che include l’utilizzo dei farmaci bloccanti della pubertà e gli interventi di transizione di genere sui minori, con effetti dannosi da ignoti a irreversibili (vedi Cass Review e Umbrella Review). In tutto ciò, non possiamo non considerare anche gli interessi economici e i profitti del mercato della medicina di genere.

Siamo sicuri che invitando un bambino a credere nella libertà di poter essere chi vuole,
non si interferisca con la sua libertà di sentire chi è?

Occorre considerare il rischio di indottrinamento sui bambini, che sono particolarmente influenzabili, anche perché stiamo assistendo all’aumento vertiginoso dei casi di bambini che non si riconoscono nel loro corpo e che vogliono avviare un percorso di transizione di genere. È fondamentale interrogarsi sui motivi alla base di questo drammatico aumento e sull’influenza che può esercitare una certa propaganda al riguardo, considerando oltretutto il crescente aumento dei casi di detransizione, che aprono importanti interrogativi su quanto la sofferenza del soggetto avesse davvero a che fare con la cosiddetta disforia di genere.

Tornando al testo del referendum, come abbiamo visto, per quanto le parole utilizzate possano lasciar intendere una realtà fatta di maggiore autonomia, libertà e inclusività, alla fine, il quesito è chiaro: “Volete Voi che sia abrogata la Legge 9 giugno 2026, n. 104, recante «Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.142 del 22 giugno 2026?“.

La nostra risposta è: NO! 
…in quanto riteniamo che la Legge 9 giugno 2026, n. 104, che deriva dal DDL Valditara, sia un traguardo fondamentale per i cittadini, perché tutela il diritto, l’autonomia e la libertà di scelta del genitore, per il proprio figlio, e dello studente maggiorenne, di decidere se partecipare o meno alle attività di educazione sessuo-affettiva, attraverso il loro consenso informato (nelle scuole secondarie)

Altra importante e rispettosa introduzione della Legge 9 giugno 2026, n. 104 è che il consenso informato vada acquisito dopo aver messo a disposizione e fatto prendere visione, ai genitori e agli studenti maggiorenni, del mate­riale didattico che si intende utilizzare per le attività medesime. Questo consente loro di valutare consapevolmente i contenuti, le modalità e le finalità delle attività proposte. 
E con un certo anticipo: la legge prevede che la scuola invii un’informativa dettagliata e raccolga il consenso scritto del genitore o dello studente maggiorenne entro il settimo giorno antecedente allo svolgimento dell’attività. Questo dà tempo, agli interessati, di riflettere, valutare e farsi una propria opinione per decidere autonomamente se partecipare o meno a tali attività.

Sempre nella Legge 9 giugno 2026, n. 104, la richiesta di consenso deve esplicitare le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività, con l’indicazione dell’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o associazioni coinvolti. Il materiale didattico utilizzato durante gli incontri formativi deve essere reso disponibile ai genitori per una preventiva visione.
Inoltre, tale legge disciplina il coinvolgimento dei soggetti esterni, qualora tali insegnamenti fossero impartiti da soggetti esterni, garantendo due passaggi: la deliberazione del collegio dei docenti e la successiva approvazione da parte del consiglio di istituto. 
Nella selezione degli esperti, il collegio docenti stabilisce i criteri e valuta i titoli, la comprovata esperienza professionale, scientifica o accademica di questi esperti, oltre alla coerenza dell’intervento proposto con le finalità educative della scuola. Verifica inoltre l’adeguatezza dei contenuti e delle modalità dell’attività rispetto all’età e al grado di maturità degli studenti coinvolti. 
E’ inoltre garantita la presenza di un docente durante lo svolgimento delle attività.
Tutto ciò argina il rischio che possano entrare nelle scuole soggetti esterni non preparati e non qualificati e/o attivisti di movimenti che portano avanti correnti di pensiero viziate da ideologie in merito all’educazione sessuo-affettiva. 

Secondo la Legge 9 giugno 2026, n. 104/DDL Valditara, la scuola dell’infanzia e la scuola primaria sono escluse dalle attività didattiche e progettuali aventi ad og­getto temi attinenti all’ambito della sessualità. 
Ma al tempo stesso ci chiediamo: se tale legge venisse abrogata e l’educazione sessuo-affettiva dovesse entrare anche nelle scuole dell’infanzia e primarie, quali potrebbero essere i contenuti, le modalità con cui verrebbe impartita e da parte di chi? Considerando i rischi di quanto sopra esposto.

In conclusione, il DDL Valditara ha fatto diventare legge il consenso informato, garantendo ai genitori e agli studenti maggiorenni il loro potere decisionale sui contenuti trasmessi in merito all’educazione sessuo-affettiva. Si tratta, a nostro parere, di un provvedimento rispettoso e tutelante per i genitori e per i figli, un confine fondamentale che loro possono porre per prevenire il rischio dell’ingerenza di elementi ideologici e interessi economici.

Considerato tutto ciò, firmando il referendum si approva il fatto che l’educazione sessuo-affettiva entri anche nelle scuole dell’infanzia e primarie (non solo secondarie, come è già adesso) e che si imponga su tutta la classe, senza la garanzia che tali attività vengano impartite da personale esperto e qualificato, senza più possibilità per i genitori di dare o meno il proprio consenso informato e senza più le garanzie tutelate dalla Legge 9 giugno 2026, n. 104/DDL Valditara. 
A tutti, una buona riflessione per una scelta consapevole. 

Firma la petizione: Lo schieramento politico-ideologico dell’Ordine degli Psicologi al Pride – NON IN NOSTRO NOME

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