CLARA EMANUELA CURTOTTI
COMITATO NAZIONALE PSICOLOGI EDSU
per IL NO CHE UNISCE
«Naturalmente, non è che l’uomo abbia il dovere di dedicarsi all’estirpazione del male, anche del più smisurato; giustamente, può avere altre faccende di cui occuparsi; ma è suo dovere, perlomeno, tenersene fuori, e, se il suo pensiero ne è lontano, non deve aiutare il male di fatto. Se mi dedico ad altri scopi e progetti, per prima cosa devo almeno verificare che non li sto perseguendo stando seduto sulle spalle di un altro uomo. Prima di tutto devo scendere da lì, di modo che anche lui possa perseguire i suoi obiettivi»
Henry David Thoreau Disobbedienza civile, cit., 1992, p. 22.
GLI ANTEFATTI
Ci sono prime volte nella vita che uno preferirebbe volentieri evitarsi poiché non sono esattamente ciò che ci si aspetta. Tale spiacevole sentimento, per una parte degli psicologi della nostra variegata comunità professionale, si è tristemente concretizzato al cospetto della recente iniziativa del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi: “ LA PRIMA VOLTA AL PRIDE, Chi sono. Identità, appartenenza, diritto ad essere se stessə”, evento svoltosi in via delle Terme di Caracalla a Roma, sabato 13 giugno 2026, nella cosiddetta Pride Croisette. Il CNOP dichiara con manifesto orgoglio: “Una presenza che nasce dalla consapevolezza che salute psicologica, benessere delle persone e tutela dei diritti sono temi profondamente intrecciati. Le discriminazioni, lo stigma, l’isolamento sociale e la negazione della propria identità possono produrre conseguenze significative sulla salute mentale e sulla qualità della vita delle persone. Per questo abbiamo scelto di esserci, di portare il contributo della psicologia in uno spazio pubblico di confronto, visibilità e affermazione dei diritti, di rendere visibile l’impegno della professione nella promozione dell’inclusione, del rispetto delle differenze e del benessere di tutte le persone.”
Il NO che UNISCE è un network di associazioni di psicologi professionisti che raccoglie diverse realtà associative orientate alla tutela dell’etica e della dignità professionale, come il Coordinamento Psicologi, Sinergetica, Psicologi per le libere scelte e la deontologia, il Comitato Nazionale Psicologi EDSU, la Consulta Psicologi di ContiamoCi; Il NO che UNISCE ha deciso di contestare apertamente tale scelta delle rappresentanze e contestualmente di promuovere una petizione intitolata: “Lo schieramento politico-ideologico dell’Ordine degli Psicologi al Pride – NON IN NOSTRO NOME (https://www.ilnocheunisce.it/petizione-contro-schieramento-ordine-psicologi-pride/)
IL RIBALTAMENTO DEL CONCETTO DI AUTODETERMINAZIONE
L’espressione “Non in nostro nome” è uno slogan dalle radici storiche profonde legate alla rivendicazione della responsabilità civile; oggi dire “Non in nostro nome” significa compiere una netta dissociazione morale e civile che implica un rifiuto della rappresentanza e il richiamo alla responsabilità personale. Dunque Il No che UNISCE si dissocia dalla decisione del CNOP di aderire formalmente al Roma Pride poiché fondamentalmente non la ritiene eticamente orientata e deontologicamente fondata; la scelta del CNOP, inoltre, appare politicamente ideologizzata ma soprattutto, nonostante gli altisonanti proclami, paradossalmente in netto conflitto, anche economico, con gli interessi di tutta la comunità professionale.
Se c’è un elemento che caratterizza la Psicologia come professione è la sua vocazione profonda alla difesa dell’autodeterminazione degli individui e dei gruppi, concetto inscindibilmente legato all’esercizio del diritto alla libertà e alla difesa della fragilità. Il CNOP dichiara infatti: “L’evento, promosso dal Comitato Pari Opportunità del CNOP, affronterà alcuni temi centrali per la professione psicologica: la costruzione dell’identità, il senso di appartenenza, gli ostacoli che possono limitare la libera espressione di sé e gli strumenti culturali, sociali e professionali necessari per garantire il diritto di ogni persona a vivere autenticamente la propria esistenza”.
Tuttavia assistiamo a uno sconcertante ribaltamento proprio di quei principi che si dichiara di voler sostenere. Così la difesa dell’autodeterminazione di talune minoranze, in nome dell’inclusione e del politically correct, diventa manipolazione e repressione delle maggioranze con il paradossale risultato di costringere in stringenti stereotipi esattamente anche quelle minoranze che si dichiara di voler tutelare e difendere.
Citiamo dalla petizione Non in nostro nome.
“QUALE AUTODETERMINAZIONE? Le richieste formulate nel documento politico del Pride fanno fortemente appello all’autodeterminazione, che tra l’altro è un termine citato ben 20 volte nel documento in questione. Ma questo uso del concetto di autodeterminazione risulta paradossale e strumentalizzato poiché posto a servizio di una visione poco aderente alla realtà: per esempio, in merito alle terapie “affermative” sui minori con presunta disforia di genere, come già sottolineato, l’autodeterminazione non può prescindere dalla tutela dell’infanzia e della crescita e, come psicologi, non possiamo disconoscere le basi fondanti della psicologia dello sviluppo. Se si impedisce lo sviluppo si impedisce la reale possibilità di autodeterminarsi. Occorre riflettere su come la pretesa crescente di semplificare e velocizzare situazioni complesse, che hanno naturalmente bisogno di tempo e riflessione per maturare, vada a incentivare una sempre maggiore difficoltà/incapacità di “stare”, di tollerare la frustrazione,
le emozioni impegnative, la complessità della realtà e i suoi tempi naturali. Imparare a “stare” è necessario per crescere, affrontare, gestire, elaborare e da qui maturare scelte consapevoli e davvero autodeterminanti. Anche il CNOP si avvale ampiamente del concetto di autodeterminazione e, oltre ad appoggiarne l’uso strumentale, come nel documento politico del Pride, fa appello all’autodeterminazione, per esempio, nella newsletter del 12 giugno, richiamando l’articolo 4 del Codice Deontologico. Eppure lo stesso CNOP ha cercato invano di eliminare proprio il concetto di autodeterminazione dal Codice Deontologico nella revisione del 2023 (fortunatamente abolita a causa dell’irregolarità della proposta referendaria). E sempre il CNOP ha impedito, senza alcuna possibilità di replica, l’autodeterminazione sulle scelte relative al proprio corpo e alla propria salute di migliaia di psicologi in tempo di emergenza Covid, sospendendoli dall’esercizio della professione per aver rifiutato di sottomettersi all’obbligo vaccinale. A quanto pare, alcune tipologie di autodeterminazione risultano arbitrariamente e politicamente più corrette di altre, almeno per il giudizio dell’Ordine degli Psicologi”.
L’INVERSIONE SEMANTICA
L’inversione semantica è una tecnica di manipolazione psicologica che consiste nel cambiare radicalmente il significato di una parola o di un concetto, fino a fargli esprimere l’esatto contrario rispetto al suo senso originario. In generale le parole ormai diventate scomode come “autodeterminazione” vengono eliminate o se ne snatura il loro significato. La tecnica è dunque: svuotare il termine del suo valore reale e riempirlo con un significato opposto. In questo modo i più continuano a sentire una parola “positiva”, ma nei fatti ne accetta le conseguenze negative senza opporre resistenza anche perché sopraggiunge l’abituazione e la logica del conformismo di massa.
In conclusione è così che la pace diventa guerra, la sorveglianza digitale di massa o le limitazioni delle libertà gli unici strumenti per “garantire la tua vera libertà e sicurezza”, il dubbio diventa complottismo o negazionismo e così via. Così l’autodeterminazione diventa etero-determinazione in ambito filosofico e sociologico, Subalternità e Coercizione in ambito politico e giuridico e infine Alienazione e Dipendenza in ambito psicologico.
E così che il CNOP appella come autodeterminazione in nome della difesa dell’identità, ciò che non lo è affatto e soprattutto purtroppo a danno di persone fragili come lo sono bambini e adolescenti che hanno tutto il sacrosanto diritto, come ha sempre insegnato la Psicologia dello Sviluppo, di transitare tutto il tempo necessario in quel territorio indefinito che caratterizza il processo d’individuazione della persona per chi ancora crede nella Psicologia vera e libera. Ricordiamo a tutti che la Psicologia esisteva prima della nascita dell’Ordine degli Psicologi con la legge 56 del 1989 ed esisterà anche dopo la fine, a questo punto auspicabile, di tale istituzione.
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