Dagli anni ’90 del secolo scorso è stata introdotta l’educazione sessuale nelle scuole medie e superiori. In assenza di una legge nazionale che ne prevedesse l’obbligo, si trattava di iniziative autonome di numerosi istituti sul territorio nazionale, spesso gestite in collaborazione con le ASL e/o con i consultori. L’insegnamento riguardava essenzialmente l’anatomia e la fisiologia degli apparati riproduttivi e si svolgeva nell’ambito delle materie scientifiche. Dal 2024 è iniziato un cambio di paradigma: è stata introdotta l’educazione al rispetto, nell’ambito dell’educazione civica; al suo interno hanno trovato spazio temi come la parità di genere e la gestione delle relazioni. La prospettiva è cambiata, inglobando anche la sfera affettiva e aprendo una serie di criticità e di forte polarizzazione, anche considerando il fatto che l’educazione sessuale si sta allineando alle direttive dell’OMS (Standard per l’educazione sessuale in Europa, 2010), che ne raccomandano l’insegnamento in tutte le scuole a partire dalla fascia di età 0-4 anni. Le questioni in gioco sono numerose:
- L’educazione su temi così delicati può prescindere dalle fasi evolutive dell’infanzia, nelle loro manifestazioni fisiche, psichiche e spirituali? Come psicologi siamo consapevoli di tale complessità, come ci insegnano le teorie fondamentali dello sviluppo, fra le quali quelle di Piaget, di Bowlby, di Kohlberg e delle varie correnti psicoanalitiche.
- È giusto che le spiegazioni degli adulti riguardo alla sessualità prevengano le domande dei bambini? I bambini non sono “persone piccole”, non sono piccoli adulti e vivono la sessualità in modo completamente diverso; forzarne l’attenzione su sensazioni e fatti per loro prematuri può indurre confusione e turbamento.
- È legittimo promuovere nei bambini l’idea che possano essere tutto ciò che vogliono? Il vecchio approccio partiva dal corpo come dato di realtà, sul quale costruire il comportamento sessuale e la percezione di sé. Il nuovo approccio invece considera dato di realtà la percezione soggettiva di sé e del proprio genere, e su questo non solo costruisce la vita sessuale ed affettiva, ma rende legittimo il rimodellamento dell’aspetto fisico e dell’assetto ormonale per allinearli a tale percezione. Questa visione ideologica dell’infanzia, che prescinde da ogni dato biologico, la priva di specificità e di tutele.
- Può un bambino essere considerato in grado di autodeterminarsi riguardo all’orientamento e all’identità sessuale? Il bambino ha diritto di maturare in serenità i vari passaggi in base alle fasi dello sviluppo, e la tutela di questo diritto spetta in primo luogo alla famiglia e, per estensione, alla società tutta. Il decreto Valditara, che prevede la necessità del consenso informato da parte delle famiglie, chiarisce questo concetto e rappresenta una elementare garanzia di libertà educativa e di riconoscimento del ruolo genitoriale.
- Gli esperti che si occupano dell’insegnamento dovrebbero essere selezionati in base alla loro esperienza personale o in base a comprovate competenze scientifiche? Su questo aspetto si è aperta un’intensa controversia originata dalla presenza nelle scuole, in veste di esperti e spesso all’insaputa delle famiglie, di rappresentanti di associazioni che si fanno portavoce di posizioni ideologiche più che di dati oggettivi.
- Come distinguere l’area di competenza che spetta alla famiglia e quella che spetta alla scuola? Alla famiglia va riconosciuto un ruolo primario e di fondamentale importanza, mentre quello della scuola è altrettanto importante ma complementare.
La querelle sull’educazione sessuo-affettiva non è confinata alla scuola ma riguarda tutto l’attuale modo in cui l’energia sessuale e affettiva vengono ridotte alla loro mera manifestazione fisica, e confinate nel ristretto spazio didattico di una lezione. Si nega così la loro connessione alla Vita e all’Amore, “materie” che si sviluppano dall’intimo e gradualmente, così come il sesso non viene “assegnato alla nascita” da qualcuno ma fa parte della propria naturale biologia.
Firma la petizione: Lo schieramento politico-ideologico dell’Ordine degli Psicologi al Pride – NON IN NOSTRO NOME
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