Economia del monopolio e piattaforme di Psicologia digitale

Etica e terapia

di Clara Emanuela Curtotti e Francesco Rizzi

L’economia digitale e la lotta per il monopolio.
Negli ultimi 15 anni, a seguito dello sviluppo della “nuova. frontiera” della rete Internet, abbiamo assistito all’emergere di potentissime piattaforme di servizi digitali statunitensi, quali ad esempio Google (Alphabet) e Facebook (Meta). Tali piattaforme sono rivolte alla generalità del pubblico, propongono servizi digitali disparati ed hanno inventato ed implementato in modo pervasivo il modello economico del “capitalismo della sorveglianza” (Zuboff, 2019). I capisaldi di questo modello di business sono: l’analisi dei dati, la profilazione individuale dell’utente (che cede in contropartita tutti i diritti sui propri dati personali), il marketing personalizzato e la centralizzazione. Una caratteristica specifica del modello delle piattaforme digitali è la necessità d’impiego di grandi mezzi tecnici in termini di infrastruttura hardware e software, che a loro volta necessitano d’ingenti investimenti finanziari (Forbes Italia, 2022), caratteristica che le definisce come imprese ad alta intensità di capitale. Le Big Tech hanno la capacità di generare altissimi profitti, basti pensare che nel 2021 Apple aveva un fatturato di poco superiore al PIL dell’Italia e Alphabet (Google) si collocava poco sopra alla Corea del Sud (Wallach, 2021). Saudi Aramco, la compagnia petrolifera dello Stato Saudita, l’azienda più ricca del mondo dell’epoca pre-digitale, aveva un fatturato inferiore a Microsoft.
Del resto rileviamo come In moltissimi campi della vita umana siano sorti intermediari digitali, che si basano sulle medesime caratteristiche: la pervasività dei servizi di rete ed il potenziale monopolistico in specifici settori. Tale direzione sembra essere entrata a pieno titolo anche nel campo della Psicologia e le startup sono coinvolte direttamente nella promozione della nuova Psicologia digitale. Riteniamo che le aziende che stanno investendo nel campo della Psicologia digitale stiano cercando di ricreare il miracolo economico della Silicon Valley, tentando di occupare tutte le quote di mercato disponibili.
I big player sono in grado da soli di mobilitare finanziamenti e istituzioni in favore del proprio campo di interesse. Gli sviluppi di questa nuova branca della Psicologia potrebbero essere spiegabili in relazione all’importanza degli interessi economici in gioco: un trappola autoreferenziale che rischia di minare la neutralità della ricerca in Psicologia.
Inoltre, potrebbe presentarsi il rischio, una volta che sia conclusa la lotta darwiniana per la sopravvivenza del più adatto nella jungla del mercato dell’aiuto psicologico digitale, la stagnazione della ricerca nel campo della Psicologia digitale, analogamente alla scarsa propensione all’innovazione espressa dai giganti tecnologici, una volta conquistata la fetta più grossa in termini di mercato.
In assenza di un intervento realmente autonomo da parte delle Istituzioni pubbliche, sia nel campo della ricerca, sia per quanto riguarda la normativa deontologica, si rischia di riprodurre nel campo della psicologia e della psicoterapia, tutte le distorsioni già note dell’economia digitale.

Psicologia digitale e relazione terapeutica.
Cos’è la Psicologia digitale e quali possono essere i suoi campi di applicazione? Nasce come una nuova disciplina emergente che si dedica a studio, comprensione, ricerca e intervento nell’ambito delle nuove tecnologie, le sue nuove applicazioni riguardano: la Psicologia clinica, la Psicologia sociale, la ricerca e lo sviluppo ed infine il digital marketing e l’economia comportamentale nell’ambito della pubblicità online. (Cilardo, 2023).
Le principali e ben posizionate piattaforme di consulenza psicologica e psicoterapia online utilizzano un marketing aggressivo che appare assai poco consono al tipo di servizio offerto. Alcune piattaforme di psicologia digitale costringono i colleghi psicologi e psicoterapeuti che lavorano online, ad onorari a cottimo e molto contenuti, a minimi orari e penali contrattuali in caso di recesso, ad aderire a criteri di “produttività”, oltre ad esautorarli sottilmente in merito alle principali decisioni riguardanti il processo terapeutico. Il paziente viene infatti preso in carico dalla piattaforma e non dallo psicologo, a partire dal matching, ovvero l’assegnazione del paziente al terapeuta “adatto”, scelta clinica cruciale effettuata dal sistema. La responsabilità clinica tuttavia rimane del singolo terapeuta, che potrebbe trovarsi in una situazione di conflitto tra i bisogni del paziente e la lealtà alla logica della piattaforma (pervasa da una scrupolosa attenzione a trattenere il paziente entro il sistema). In tutte le strutture sanitarie tradizionali, invece, c’è un Direttore Sanitario, pienamente responsabile dell’appropriatezza clinica delle scelte nei confronti dei pazienti anche dal punto di vista giuridico, deputato a risolvere questo tipo non infrequente di conflitti tra esigenze diverse.
La relazione terapeutica, la sua privacy ed esclusività, nella protezione dei contenuti relazionali ed umani, di presa in carico, affidamento e cura, appare così asservita alle logiche commerciali delle piattaforme e violata nella propria segretezza. Ci chiediamo quindi: che tipo di nuove declinazioni assumerà una relazione di aiuto che sia connotata da tali caratteristiche? Le categorie di libertà ed autodeterminazione di paziente e terapeuta sono da considerarsi obsolete? È eticamente lecito limitare fortemente, attraverso l’eterodeterminazione, la facoltà di scelta del professionista nel merito del processo terapeutico? Quale ente regolatorio ordinistico sorveglia la deontologia professionale delle figure manageriali nell’ambito delle piattaforme, non responsabili dal punto di vista clinico ma che influenzano comunque il processo terapeutico?
Sotto questo riguardo, utente e psicologo, paziente e terapeuta appaiono entrambi sottomessi ad una logica commerciale di erogazione del servizio psicologico la quale, rispetto la tradizionale modalità di esercizio, porta verso scenari inediti ed ancora del tutto sconosciuti. Questa nuova modalità, che potremmo definire a giusta ragione “sperimentale”, istituisce, legittima e ratifica un nuovo corso della storia stessa della psicologia.
Ci sembra importante rilevare come il rapporto tra uomo e tecnica, su queste piattaforme digitali, appaia totalmente ribaltato: nel tradizionale rapporto d’aiuto tra psicologo e utente, la tecnica digitale può rappresentare un medium utile, quando ad esempio la frequentazione di persona risultasse difficile, come abbiamo appreso nostro malgrado in pandemia. Fondare tuttavia tale relazione esclusivamente su una modalità on line, è una scelta radicale che rischia si snaturarne il senso.
Osserviamo infine come la stessa pandemia abbia fornito il contesto più propizio per legittimare tale corso degli eventi. Con tristezza, dobbiamo rilevare quanto il ruolo dello psicologo venga in tal modo sistematicamente eroso, depotenziato e bistrattato nei differenti luoghi in cui esso di esercita. In taluni sembra manifestarsi perfino un chiaro obbiettivo di fondo, anche se non dichiarato ufficialmente ma piuttosto agito nella generale quiescenza, che è l’eliminazione stessa dello Psicologo. Ci riferiamo ad una realtà già presente nel campo di applicazione delle tecniche di mindfulness che oggi si possono svolgere ed apprendere on line anche in assenza dello psicologo specializzato, grazie all’utilizzo della IA (Nasoni, 2023; Novello, 2023).

Il CNOP promuove specifici interessi commerciali?
Ci chiediamo quale riflessione abbia posto in essere il CNOP in merito al limite oltre il quale la promozione di nuovi mezzi per la relazione psicologica e terapeutica sfoci in franco appoggio agli interessi commerciali di singole aziende. Si veda, a mero titolo di esempio, la partecipazione rubricata sotto il cappello della “formazione”, del Presidente del CNOP alle iniziative di una nota piattaforma di psicoterapia online (Unobravo Academy, 2023).
Ci chiediamo come mai il Presidente del CNOP abbia optato per la scelta di erogare una formazione presso una specifica piattaforma e non (invece) una formazione neutra dal punto di vista degli interessi commerciali, rivolta a tutti gli iscritti a partire dal sito del CNOP.
Si tratta di scelte che istituiscono un contesto ben preciso e che ratificano una precisa direzione commerciale intrapresa dalle nostre Istituzioni di rappresentanza. Essa si traduce ancora una volta in una perdita della neutralità e della correttezza deontologica nell’esercizio della nostra professione. L’assenza di conflitti di interesse è cruciale per la fiducia degli associati nei confronti di una Istituzione regolatoria come l’Ordine professionale.

Conclusioni.
Riteniamo sia urgente una riflessione in direzione di un’etica professionale delle nostre Istituzioni ordinistiche che pongano in primo piano l’interesse dei pazienti, della loro libera autodeterminazione in termini di diritto di libertà alla cura, ed anche della libertà di esercizio della professione da parte di psicologi e psicoterapeuti, in luogo della promozione strisciante di interessi commerciali.

Bibliografia:
Cilardo, C., (2023). Psicologia digitale. State of Mind. https://www.stateofmind.it/psicologia-digitale
Dipierri, C., (2020). Digitalizzazione e sostenibilità: i benefici per l’Agenda 2030 di un passaggio al digitale. https://asvis.it/approfondimenti/22-5286/digitalizzazione-e-sostenibilita-i-benefici-per-lagenda-2030-di-un-passaggio-al-digitale
Forbes Italia, (2022). La Piattaforma di Servizi di Psicologia online Unobravo raccoglie 17 milioni di euro. https://forbes.it/2022/07/21/unobravo-round-investimento-17-milioni-insight-partners/
Nasoni, N., (2023). A.I. MINDFULNESS: La mindfulness secondo le intelligenze artificiali. Amazon Publishing
Novello, E., (2023). Intelligenza artificiale al servizio della meditazione: ecco come ChatGPT si inventa un coach personale. https://www.ohga.it/intelligenza-artificiale-al-servizio-della-meditazione-lapp-ogimi-ti-offre-un-coach-personale
Unobravo Academy, (2023). Docenti: David Lazzari. https://academy.unobravo.com/docenti/david-lazzari
Wallach, O., (2021). The World’s Tech Giants, Compared to the Size of Economies. Visual Capitalist. https://www.visualcapitalist.com/the-tech-giants-worth-compared-economies-countries.
Zuboff, S., (2019). Il capitalismo della sorveglianza: il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri. Roma: Luiss University Press.

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